Fig. n. 15
Muro perimetrale ovest dell'ex chiesa di Sant'Antonio da Padova; in rosso la misura
Fig. n. 16
Parte retrostante dell'ex chiesa di Sant'Antonio da Padova, lato nord
Fig. n. 17
Attuale facciata dell'ex chiesa di Sant'Antonio da Padova
Fig. n. 18
CHIESA MADONNA DELLA PIETÀ
(coordinate geografiche: 37°18'17.7"N 14°12'52.3"E)
La precisa collocazione dell'ex chiesa della Pietà ci è offerta dalla pianta di Mazzarino conservata presso il palazzo Butera di Palermo (vd. fig. 6). Gli storici locali la collocano presso il Casino l'Amicizia dei Civili, ma pochi eletti conoscitori del passato del paese possono conoscere questo dato. Si osserva, per lo più, che attualmente l'ex chiesa ospita il presidio di assistenza territoriale dell'ASP di Caltanissetta (vd. figg. 19 a, b, c). I muri perimetrali sono stati riutilizzati e il secondo piano sarà stato costruito in superfetazione: lo suggerisce la parasta dell'angolo sud-ovest probabilmente rimasta originale (vd. figg. 20, 21, 22). Il Di Giorgio Ingala ci ricorda che la statua della Madonna della Pietà è stata trasferita nella vicina chiesa del Carmine, ma dato che la chiesa è chiusa al pubblico non possiamo verificare [8]. Un'altra statua sempre dello stesso soggetto si trova nella chiesa dello Spirito Santo proprio sull'altare centrale (vd. fig. 23). Evidentemente i misteri della Madonna erano molto venerati a Mazzarino.

Fig. n. 19 a
Fig. n. 19 c
Fig. n. 20
Fig. n. 21
Fig. n. 22
Fig. n. 23
CHIESA DI SANT'ANTONIO ABATE
(coordinate geografiche: 37°18'20.0"N 14°13'11.0"E)
Pietro Di Giorgio Ingala scrisse che essa era a circa trenta metri a ovest della chiesa de Maria SS. del Mazzaro e che fu demolita nel 1893. Non si hanno altre indicazioni sul luogo in cui sorgeva l'antichissimo edificio di culto che fu, addirittura, una moschea prima di essere una chiesa. La ritroviamo, però, ben disegnata nelle tre piante precedentemente osservate (vd. figg. 6,7, 8). La chiesa ormai vetusta dava fastidio poiché ostruiva la prospettiva del santuario della Madonna del Mazzaro e non consentiva una fluida viabilità. Adesso, al suo posto c'è semplicemente il basolato. Unico indizio della sua esistenza sottoterra è un avvallamento del manto stradale che lascia intuire un ipotetico crollo di ambienti ipogei [9]. Uno scavo archeologico potrebbe riportare alla luce questo prezioso monumento che andrebbe almeno segnalato con una rappresentativa traccia sul basolato.
Fig. n. 24
Fotocomposizione della chiesa di Sant'Antonio Abate su base di mappa Google, per segnare il luogo esatto in cui essa si trovava
Fig. n. 25
Luogo in cui sorgeva la chiesa di Sant'Antonio Abate. Il cerchio rosso circoscrive un avvallamento che fa sospettare il crollo di un ambiente ipogeo appartenuto alla chiesa.
CHIESA DI SANTA MARIA DELLA CROCE (CRUCIDDA)
(coordinate geografiche: 37°18'05.6"N 14°12'52.8"E)
Ormai completamente rasa al suolo, riusciamo a segnare dove si trovava grazie alle indicazioni dello storico Cassarà, il quale asseriva che si trovava in via Cappuccini all'altezza dei numeri civici 134 - 138 (vd. figg. 26 e 27) [10]. A comprendere meglio la collocazione, giunge in soccorso la mappa catastale del 1876 (vd. fig. 8), l'altarino presente sulla facciata di una casa di via Cappuccini, rappresentante Santa Maria della Croce ossia l'Addolorata (vd. fig. 28) e il fatto che durante il Venerdì Santo i portatori dell'Addolorata fanno per tradizione sosta proprio davanti al menzionato altare votivo (magari non consapevoli che proprio lì sorgeva la chiesetta).
Fig. n. 26
Luogo in cui sorgeva la chiesa di Santa Maria della Croce su base Google maps
Fig. n. 27
Luogo in cui sorgeva la chiesa di Santa Maria della Croce.
Fig. n. 28
L'altare votivo dell'Addolorata
CHIESA DEL SIGNORE RITROVATO
(coordinate geografiche: 37°17'58.2"N 14°12'52.3"E)
Inserita dagli storici locali tra le chiese non più esistenti e collocata genericamente nei pressi del Calvario, la chiesa del Signore (o Santissimo) Ritrovato sembra essere invece piuttosto ben conservata, a parte qualche rifacimento. Se possono ancora osservare le tre navate, una cupoletta a base rettangolare (vd. figg. 29, 30, 31, 32), e l'abside sempre a base rettangolare e il portale (vd. fig. 33). Orientato est-ovest, l'ex edificio di culto sembra attualmente abbandonato, ma potrebbe benissimo essere restaurato.
Chiesa del Signore Ritrovato all'interno del cerchio rosso
Fig. n. 30
Facciata della chiesa del Signore Ritrovato
Fig. n. 31
Chiesa del Signore Ritrovato vista dal lato nord
Fig. n. 32
Chiesa del Signore Ritrovato, abside

Fig. n. 33Portale dell'ingresso principale alla chiesa del Signore Ritrovato
ORATORIO DI GESÙ ADORATO
(coordinate geografiche: 37°18'07.4"N 14°12'42.3"E)
Il Di Martino colloca l'oratorio ottocentesco all'angolo delle vie Purgatorio, Villafranca e Legnano, dove si può subito notare che il canto (tra via Purgatorio e via Villafranca) del caseggiato ivi ricadente è smussato. Proprio in questo punto sorgeva una fontanella poi abbattuta. Non notiamo nulla che ci faccia ipotizzare la presenza di un oratorio. Lo storico Cassarà, seguendo le indicazioni di Pietro Di Giorgio Ingala lo colloca, piuttosto, in via Santa Lucia, attuale via Mallia [11]. Dopo aver percorso quest'ultima stradina, notiamo un elemento rilevante: una cappella votiva in cui vi è l'immagine in bassorilievo della Madonna che allatta Gesù bambino (vd. figg. 34, 35). Alla base vi è un'iscrizione. L'altare votivo è stato molto probabilmente costruito, chiudendo una finestra (o porta) che apparteneva originariamente all'edificio; lo si può notare osservando il parato murario: i conci sottostanti all'altare sono evidentemente stati inseriti in un secondo momento. Le aperture originali della struttura erano questa dell'altare appena descritta e un'altra posta sul lato ovest, ma attualmente murata: lo si intuisce osservando gli architravi con i conci disposti verticalmente e in pietra arenaria. Tutti gli altri architravi sono evidentemente successivi e sono composti da materiali diversi (vd. figg. 34, 36, 37). Molto probabilmente l'ingresso era dal lato sud (vd. fig. 38). Non avendo ulteriori dati e visto che vi sono dei rimaneggiamenti, non possiamo affermare con certe che questa casa sia stata un tempo un oratorio. Occorrono ulteriori studi e approfondimenti.

Fig. n. 34Probabile oratorio di Gesù Adorato, lato nord
Fig. n. 35Probabile oratorio di Gesù Adorato: altare votivo
Fig. n. 36Probabile oratorio di Gesù Adorato, lato sud-ovest
Fig. n. 37Probabile oratorio di Gesù Adorato, lato nord-ovest
Fig. n. 38Probabile ingresso principale dell'ex oratorio di Gesù Adorato
CHIESA DELLA MADUNNUZZA
(coordinate geografiche: 37°18'09.4"N 14°12'36.3"E)
Si è concordi con lo storico Pietro Di Giorgio Ingala il quale, nel 1900, testimoniò che la la chiesa era abolita e non esisteva alcun vestigio. Come mai? Fiducia cieca? Non ci rassegniamo e osserviamo la pianta storica di palazzo Butera (vd. fig. 6), la quale è stata dipinta con una certa precisione. Sovrapponendo quest'ultima alle attuali mappe, anche multimediali, si può notare come la chiesa della Madonnuzza era allineata con l'asse viario che, attualmente, viene denominato via Regina Elena e coincide con la SS. 191. La chiesetta all'epoca era periferica e, di fatto, di fronte si trovava una "Crucidda" [12], come si nota in mappa [13]. Ebbene, il luogo dove sorgeva la chiesa sembra combaciare con l'ala ovest dell'attuale edificio scolastico, non a caso denominato Madunnuzza (vd. fig. 39). L'ala ovest mostra alcuni segni, i quali potrebbero far ipotizzare che sia stata costruita sulla base dell'ex chiesa: il parato murario che emerge dall'intonaco sgretolato, le pietre poste all'angolo ben intagliate e le misure non simmetriche rispetto all'ala est (vd. figg. da 40 a 44) [14]. La facciata dell'ex chiesa, ipoteticamente, è stata distrutta per collegarla all'asse centrale dell'edificio scolastico. Ad ogni buon conto, avanziamo l'ipotesi che l'attuale ala ovest della scuola sia sorta proprio nel luogo in sorgeva la chiesa della Madunnuzza. Una pura casualità? I dubbi potrebbero essere sciolti, togliendo l'intonaco che copre il parato murario originale o facendo degli scavi archeologici nell'area, che secondo il Di Giorgio Ingala ha ospitato anche delle fornaci.
Fig. n. 39Probabile luogo in cui sorge o sorgeva l'ex chiesa della Madunnuzza
Fig. n. 40 Angolo nord-est della scuola della Madunnuzza
Fig. n. 41Angolo sud-est della scuola della Madunnuzza
Fig. n. 42Parato murario della scuola della Madunnuzza, lato nord
Fig. n. 43Particolare del parato murario della scuola della Madunnuzza, lato nord
Fig. n. 44Parato murario della scuola della Madunnuzza, lato ovest
PIETRA DI SAN VITO
(coordinate geografiche: 37°18'20.0"N 14°13'11.0"E)
Pietro Di Giorgio Ingala nella sua opera ricorda che la Pietra di San Vito era legata a una leggenda riguardante il santo siciliano. Dopo l'incarcerazione, San Vito si mise in viaggio per la Lucania (Basilicata). Durante il viaggio, il martire si riposò sulla pietra che a Mazzarino è segnalata nel dipinto di palazzo Butera a Palermo, in fondo alla cd. "Scesa della pietra di San Vito" (vd. fig. 45). Oggi, a Mazzarino non si ha memoria di questa pietra o la si crede distrutta. Essa è contrassegnata con il numero 20, che in legenda corrisponde. appunto, con la Pietra di san Vito. Se si considera che la Pietra di San Vito si trova in fondo alla strada che si trova la chiesa di San Domenico, contrassegnata con il numero 19, e che essa incontra l'altra strada che circonda a est il paese, si può collocare tale monumento nell'area che, attualmente, non è stata urbanizzata toccata dal viale XX Settembre. In tale area, si possono osservare dei resti di un antico muro che fascia una roccia arenaria (vd. figg. 46 e 47), coordinate geografiche: 37°18'15.5"N 14°13'15.4"E. Tale area merita di essere ancor meglio perlustrata: nel taglio sezionale del terreno si notano degli strati ben definiti. Non è improbabile che l'incrocio tra via Fassellari e la circonvallazione fosse un nodo viario notevole: il punto di inizio di una strada antica, probabilmente normanna, dato che i normanni erano devoti a san Vito. Si auspicano scavi archeologici.

Fig. n. 45
La "Pietra di San Vito", segnalata dalla freccia rossa. Particolare del dipinto di Palazzo Butera a Palermo
Fig. n. 46
La probabile "Pietra di San Vito" vista dalla circonvallazione
Fig. n. 47
La probabile "Pietra di San Vito, particolare
Note
[1] Pasquale Di Martino in: AA.VV., Mazzarino e i mazzarinesi. Note varie su Mazzarino e la sua gente, Leffe, 1973 p. 25.
[2] Di Martino, op. cit. p. 24. Antonino Cassarà in: AA.VV., I luoghi della memoria - Conoscenza e valorizzazione dei centri storici di Mazzarino-Riesi-Sommatino, Caltanissetta, Ed. Sciascia, 1999 p. 51-52.
[3] Enrico Caruso, Alessandra Nobili, a cura di, Le mappe del catasto borbonico di Sicilia. Territori comunali e centri urbani nell’archivio cartografico Mortillaro di Villarena (1837-1853), Palermo, Regione Siciliana, Assessorato dei beni culturali e ambientali e della pubblica istruzione, 2001 p. 508.
[4] Cassarà, op. cit. p. tav. 10.
[5] L'errore si riscontra anche nella denominazione della strada adiacente. Generalmente Sant'Antonino è chiamato Sant'Antonio o Antonino Abate di Sorrento, al quale era dedicata, sempre a Mazzarino, un'altra chiesa ormai distrutta.
[6] Di Martino, op. cit. p. 24. Cassarà, op. cit. p. 53.
[7] Negli anni Cinquanta dello scorso secolo era per lo più impensabile costruire mura di un così grande spessore.
[8] Pietro Di Giorgio Ingala, Mazzarino. Ricerche e considerazioni storiche,
Caltanissetta, Ed. Sciascia, (rist. anast. 1900) 1996.
[9] Questa interessante intuizione si deve a Filippo Pesce.
[10] Cassarà, op. cit. p. 48.
[11] Di Martino, op. cit. p. 25; Cassarà, op. cit. pp. 49-50; Di Giorgio Ingala op. cit. pag. 354.
[12] Croce posta su di una plinto che indicava l'inizio del centro abitato.
[13] Stessa cosa dicasi per la chiesa di Santa Sofia precedentemente trattata.
[14] Entrambe le ali dell'edificio scolastico hanno pianta a base rettangolare i cui lati minori hanno le seguenti misure: ala est 10 metri, ala ovest 11 metri. Questa strana asimmetria fa pensare a due fasi di costruzione portate avanti in tempi diversi.
Autore
Filippo Salvaggio
Ringraziamenti
Si ringrazia l'associazione Pro Loco di Mazzarino e il suo Presidente, Filippo Bonifacio, nonché il prof. Serafino Gueli e il prof. Vincenzo Cremone. Si ringrazia anche il dott. Salvatore Lo Re per avermi incoraggiato a scrivere sulla Pietra di san Vito.
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