Sulla chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana, territorio di Mazzarino

 


Fig. n. 1
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Facciata principale rivolta a sud

    Veniamo a conoscenza dell'esistenza di questa chiesetta rurale (coordinate geografiche: 37°19'20.8"N 14°16'23.8"E) grazie a uno studio di Pasquale Di Martino [1]. Per raggiungere la chiesetta (vd. figg. 1 e 2), del resto, occorre entrare in un'area attrezzata demaniale. Per di più, nella pubblicazione ufficiale dell'Azienda Regionale Foreste Demaniali riguardante quest'ultima area non si fa affatto cenno all'edificio religioso: si parla solamente di "fabbricato forestale" [2]. Di Martino riferisce che l'area un tempo era di proprietà del signor Luigi Lupica e che la chiesetta è stata vandalizzata: è stata svuotata ed è stato asportato un bassorilievo che, secondo la testimonianza di contadini del luogo, era posto sopra la porta d'ingresso e  raffigurava una divinità "pagana" panciuta e circondata da ornamenti vari. Vi era pure uno stemma araldico. Accanto alla chiesetta e unito a essa tramite un solo muro, vi è un caseggiato rurale molto probabilmente costruito in epoca successiva, data la differenza delle tecniche costruttive (vd. figg. 3 e 4). Il parato del muro, che unisce il caseggiato all'edificio di culto, è uguale a quello di quest'ultimo (vd. figg. 5 e 6). Probabilmente apparteneva a una sacrestia o un eremo, di cui non rimane più traccia. 
    Non si conosce l'epoca in cui la chiesetta fu edificata e neanche il santo a cui era dedicata, tuttavia alcuni indizi potrebbero offrire delle risposte. In una mappa di metà Ottocento [3], possiamo leggere i toponimi che circondano l'edificio: Sophiana, Alzacuda, Vallone del Canonico e Valanghe di San Nicola (vd. fig. n. 7). Quest'ultime si trovano a una distanza di circa due chilometri. Dato che si tratta di valanghe, la contrada vera e propria, e dunque la relativa chiesa, dovevano trovarsi a monte. Il toponimo "Alzacuda" è però sopravvissuto, in quanto è stato legato al monte che le sovrasta e alla regione circostante, in cui si erge la chiesetta. A San Nicola era, forse, dedicato l'edificio di culto?
Altra ipotesi sull'intitolazione della chiesetta può essere avanzata grazie allo storico Rocco Pirri, che nel XVII secolo scrisse sul casale di Sofiana, denominandolo "San Vincenzo"[4]. Il dato fu raccolto da Pirri in un diploma di papa Alessandro III del 1169 in cui Manfredi, figlio di Simone di Policastro concesse il casale alla chiesa di Siracusa con le seguenti parole: Casale S. Vincentii quod est iuxta Sophianam cum tenimentis suis et duos molendinos. La preposizione "iuxta" vuol dire "accanto", per cui non è chiaro se il casale di Sophiana sia da identificare con quello di San Vincenzo. Ci viene in soccorso Vito Amico, curatore dell'opera di Pirri, che nel suo "Dizionario Topografico della Sicilia" alla voce "Vincenzo" offre la seguente definizione: <<Casale di Sofiana nel territorio di Piazza, dove fu un tempo Filosofiana mentovata nell'itinerario di Antonino...>> [5]. Secondo Vito Amico il casale di Sophiana corrispondeva al medievale casale di San Vincenzo. Nel 1169, dunque, c'era una chiesa denominata "San Vincenzo" a Sophiana? Si trattava proprio della chiesetta oggetto di questo studio? Se si vuole trovare un riferimento ai due mulini citati nel documento medievale, si può affermare che, ad oggi, nel territorio ve sono quattro. Il primo si trova nella vallata di Ratto, lungo il torrente Nociara e a un chilometro di distanza in linea d'aria con la chiesetta  (coordinate geografiche: 37°19'51.4"N 14°15'58.8"E). Il secondo si trova a circa quattrocento metri di distanza da quest'ultimo, ma sulla sponda opposta (37°19'56.4"N 14°15'28.9"E)Gli altri due sono più distanti e si trovano a valle delle valanghe di San Nicola e a una distanza in linea d'aria di quattro chilometri: uno è denominato "della Foresta" (coordinate geografiche: 37°17'20.0"N 14°17'14.7"E; il mulino funzionava con le acque del Vallone Canonico), l'altro "Santa Croce" (coordinate geografiche: 37°16'59.1"N 14°16'01.2"E). Ovviamente non si esclude la presenza di altri mulini sconosciuti o il fatto che siano ormai distrutti. Occorre anche studiare l'epoca di costruzione dei mulini menzionati. 
 Ad ogni buon conto, l'etimologia del toponimo "Alzacuda" potrebbe essere araba: in arabo al zahoud significa "l'asceta, l'eremita". Sarà un caso? Magari no, poiché il toponimo latino "Philosophiana" ci rimanda a un filosofo, una figura mistica, insomma. A completare il quadro vi è pure il toponimo "Vallone del Canonico", che non necessita di chiarimenti. Nella fattispecie, ci troviamo in un'area che i nostri antenati hanno sempre legato alla sfera sacra, meglio ancora a un non ben noto personaggio che praticava il monachesimo. Ma torniamo al culto di San Nicola. Egli era uno dei santi eremiti italo-greci che, dal IV secolo in poi, furono venerati secondo il culto ortodosso prima e poi cristiano - cattolico. In particolare, i Normanni in Sicilia e nel meridione hanno disseminato chiese intitolate a San Nicola. Ovviamente il periodo normanno ha lasciato tracce anche nel vicinissimo sito archeologico di Sophiana, frequentato anche in epoca sveva. San Nicola o San Vincenzo? Il campo è ancora aperto.
    Ma spostiamo l'attenzione all'aspetto puramente architettonico. Un particolare da osservare in primis è il parato murario sia esterno (vd. fig. n. 8) sia interno (vd. figg. n. 9 e 10). Si tratta di un opus incertum composto da calce abbondante e pietre per lo più di piccola dimensione. Negli interstizi larghi si trovano molte pietre piccolissime a formare quasi un mosaico. Sembra che una simile opera sia stata fatta in periodo medievale, quando per vari motivi era difficile reperire materiale litico. Peccato che il bassorilievo posto sulla facciata sia andato perduto: si pensa che raffigurasse una divinità pagana, dunque antica o medievale. Le dimensioni della chiesetta, circa 6 metri per 7, per di più, formano un perimetro quasi quadrato e rimandano alle antichissime chiesette bizantine di culto ortodosso. La volta interna è a botte con due lunette che delimitano il presbiterio. Lo spazio riservato ai fedeli, al netto del presbiterio è, quindi, di forma quadrata (vd. fig. n. 9). Tuttavia, dato che la volta poggia su due archi addossati alle pareti laterali (vd. fig. n. 10), si può ipotizzare che essa sia di epoca successiva. La facciata con il suo semplicissimo rosone, che sembra un oblò rotondo, rimanda a quelle di due edifici religiosi normanni presenti a Gratteri (ME): l'abbazia di San Giorgio (vd. fig. n. 11) e la chiesa di Santa Maria del Gesù (vd. fig. n. 12).
    Non avendo, ad oggi, altri riscontri sia d'archivio, sia bibliografici e dato che mancano degli studi più dettagliati e scientifici, ci auguriamo che si accendano i riflettori sulla chiesetta di Sophiana, in territorio di Mazzarino: un patrimonio da attenzionare. Auspichiamo, dunque, ulteriori studi in merito da parte di specialisti esperti, per dissipare il mero campo delle ipotesi.




Fig. n. 2
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Angolo sud - ovest


Fig. n. 3
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Angolo sud - ovest



Fig. n. 4
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Vista dell'intero complesso: chiesa e caseggiato attiguo. Parte frontale




Fig. n. 5
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Vista dell'intero complesso: chiesa e caseggiato attiguo. Parte retrostante


Fig. n. 6
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Vista dell'intero complesso: chiesa e caseggiato attiguo. Parte retrostante: particolare



Fig. n. 7
Stralcio della mappa catastale del XIX secolo. Con la freccia rossa è indicata la chiesetta


Fig. n. 8
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Lato ovest


Fig. n. 9
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Interno. Volta a botte con due lunette che delimitano il presbiterio


Fig. n. 10
Chiesa rurale in contrada Alzacuda - Sophiana. Interno. Arco laterale e muro lato ovest


Fig. n. 11
Abbazia di San Giorgio a Gratteri


Fig. n. 12
Chiesa di Santa Maria del Gesù a Gratteri.





Note

[1] Pasquale Di Martino in: AA.VV., Mazzarino e i mazzarinesi. Note varie su Mazzarino e la sua gente, Leffe 1973, pp. 29-30.

[2] Agostino Gatto, Valeria Restuccia ( a cura di), Aree attrezzate demaniali in Sicilia, Azienda Regionale Foreste Demaniali - Regione Siciliana, Palermo 2004, p. 32.

[3] Si consulti la mappa online del seguente sito: maps.arcanum.com/en

[4] Rocco Pirri, Sicilia sacra disquisitionibus et notitiis illustrata, a cura di Antonio Mongitore e Vito Maria Amico, vol. 1, Palermo, Apud haeredes Petri Coppulae, 1733, pp. 622-623; tale opera fu pubblicata postuma.

[5] Vito Amico, Dizionario topografico della Sicilia, a cura di Gioacchino Di Marzo, vol. 2, II ed., Palermo 1859, p. 661.

Autore 

Filippo Salvaggio


Ringraziamenti

    Si ringrazia la prof.ssa Giuliana Maria Amata per alcune delucidazioni fornite e per avermi incoraggiato a scrivere questo articolo. Un particolare grazie va anche agli operai del demanio forestale sia per l'accoglienza offertami sia per il decoro dell'area che mantengono costantemente con dedizione. 


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